Nepless/ Elica
di
Luca Pagani
Quale è stata l'evoluzione da Nepless Records a Elica Records? Non è stato solo uno spostamento di sede (da Milano a Torino), da quale necessità è partita l'intenzione di fondare un'etichetta discografica di musiche 'out' come Elica?
La Nepless era - o dovrei dire è- perché esiste ancora con un paio di progetti mai abbandonati, gestita da due persone, Emanuele Carcano ed io. Principalmente per avere una maggiore agilità nella produzione abbiamo ad un certo punto creato due etichette separate, l'Alga Marghen di Lele e la mia Elica, ed alcuni dei progetti comuni sono quindi stati realizzati indipendentemente. Dopo molti anni di ascolti appassionati e di contatti diretti con i musicisti ci è sembrato naturale volere diffondere le nostre musiche preferite, spesso di difficile reperibilità, pubblicandone le registrazioni su supporti fonografici.
Le tue intenzioni si sono rivolte a ristampe di dischi usciti originariamente negli anni 70-primi 80; cosa aveva di particolare quel periodo da un punto di vista musicale?
E' del tutto casuale che le prime due uscite della Elica siano ristampe di vecchi dischi: la maggior parte degli altri dischi pubblicati o di prossima pubblicazione contengono materiale fino ad oggi inedito. Non sono paricolarmente legato alla musica di quegli anni, però mi sembra innegabile che quello sia stato un periodo estremamente fecondo, innovativo ed entusiasmante per la produzione musicale rispetto agli ultimi anni (ma non rispetto a quelli precedenti).
Quali canali di distribuzione e visibilità può utilizzare un'etichetta come Elica?
Quasi esclusivamente canali specializzati, cioè distributori (che quasi sempre vendono anche al dettaglio per corrispondenza) e riviste che trattano di musica contemporanea, d'avanguardia, insolita, non so esattamente come chiamarla. Le rare volte in cui i prodotti hanno un'esposizione in ambiti non troppo specializzati, come in televisione da Red Ronnie, nei supermercati, o anche su MusicBoom, fanno molto piacere.
Com'è possibile, secondo te, che due gruppi come Dedalus e Confusional Quartet siano restati nell'anonimato per così tanto tempo? Ho trovato nei loro dischi spunti e situazioni molto care al giovane underground italiano. Come racconta Jacopo Andreini nella recensione di Confusional Quartet, è possibile che solo Red Ronnie si sia accorto della loro importanza?
E' normale che in campo musicale alcune esperienze vengano dimenticate e poi recuperate a distanza di anni (se non decenni o addirittura secoli). Per ciò che riguarda Dedalus e il Confusional Quartet, una facile spiegazione alla loro "caduta nell'anonimato" è dovuta alla precoce cessazione delle loro attività musicali di gruppo (è vero che Dedalus non si sono mai effettivamente sciolti, ma avevano comunque smesso di registrare e suonare dal vivo). Il pubblico generico ha bisogno di attualità (di attività, non tanto di contenuti musicali), altrimenti tende a dimenticare in fretta. Non conosco abbastanza bene il "giovane underground italiano" per capire quali influenze questi gruppi possono avere avuto. Le basi della ricerca di Dedalus in Materiali..., disco estremamente complesso e cerebrale, erano talmente solide da rendere l'esperienza ancora oggi attuale, anche perché sorretta da un grande senso di musicalità. Alcuni compositori non italiani mi hanno confessato di essere stati ispirati e influenzati dall'ascolto di questo disco all'inizio delle loro attività negli anni '80. L'album del Confusional Quartet l'ho ascoltato molto spesso negli ultimi venti anni e ancora oggi, ogni volta che lo riascolto, lo trovo irresistibile e godibilissimo, oltre che intelligente. E, di nuovo, estremamente attuale. Fu naturalmente facile per Red Ronnie accorgersi delle loro capacità, essendo direttamente coinvolto nella scena bolognese, fatto che non esclude il suo grande intuito per la "nuova musica", non solo italiana, in quegli anni.
Rimangono ancora molti gruppi o solisti dimenticati nel tempo? Hai intenzione di estendere le tue produzioni anche a musiche 'di oggi'?
In realtà, Elica è un'etichetta molto personale che rispecchia i gusti del suo curatore e non ha quindi un'impostazione "storicistica". Nell'ambito della musica "d'avanguardia", colta o incolta che sia, sono innumerevoli le registrazioni di musicisti importanti e a volte dimenticati che varrebbe la pena (ri)pubblicare e spesso le ricerche riservano alcune sorprese; tuttavia è bello pensare di avere la libertà di proporre, che so, un colpo segreto di Leonildo Marchiselli, o delle splendide melodie di Cantori Moderni, o i giochi musicali di artisti visivi, o le utlime innovazioni psico-sonore di questi giorni.
A proposito, nel numero di luglio ho recensito una performance di Noto aka Carsten Nicolai. Non mi é dispiaciuta. Mi é dispiaciuto vedere però che il pubblico era composto quasi interamente da professori universitari e musicisti della scena genovese, non so quanto realmente interessati alla cosa. Il fatto non è naturalmente imputabile alla musica in questione. Perché queste musiche, che sono le più stimolanti e interessanti non coinvolgono Tutti; è solo un problema di visibilità? Perché queste manifestazioni diventano circoli intellettualoidi privi di senso?
Non credo sia soltanto un problema di "visibilità"; ci sono sicuramente molte variabili: la "naturale" difficoltà della musica, spesso la sua complessità, la tendenza (intesa come moda), la "compagnia" di ascolto (spesso legata alla variabile precedente), la poca pubblicità, la scarsa attrattiva di alcuni eventi, ecc. Bisognerebbe fare delle ricerche approfondite per rispondere alla tua domanda e la Elica non ha ancora un ufficio di marketing. Sicuramente queste manifestazioni non sono mai prive di senso, quanto ai "circoli intellettualoidi", non saprei... non credo di frequentarne.
E' proprio questo il modo centrale della questione: io non sono assolutamente convinto che questa musica non sia 'naturale'. Voglio dire: da che punto di vista può essere intesa in questo modo? Certo, chi ascolta Nek dal mattino alla sera o dieci volte in tv il jingle della Omnitel, é martellato e condizionato, però, ripeto, le composizioni di Vittorio Gelmetti mi paiono più 'naturali' di Nek che vedi in tv e sembra un androide, questo anche da un punto di vista estetico.
E' innegabile che alcuni suoni e combinazioni di suoni (in armonie, melodie, ritmi) siano percepite dal corpo umano in modo più piacevole che altri. Per spiegarlo, Edgardo Canton, nel suo disco Nepless, cita un brano di Stendhal su Rossini in cui, dopo avere illustrato l'evoluzione del gusto alimentare in un individuo che da bambino ama i sapori dolci, arrivando poi ad apprezzare, crescendo, sapori sempre più amari e piccanti, paragona "(...) la melodia semplice ed incantevole per l'orecchio ai frutti profumati e dolci che piacciono tanto al bambino. L'armonia al contrario rappresenta i piatti piccanti, aspri, molto stagionati, dei quali il gusto ormai intorpidito invecchiando ha bisogno. (...) L'esperienza dimostra che l'orecchio ha sempre bisogno (almeno in Europa) di riposarsi su un accordo perfetto; gli accordi dissonanti lo irritano e gli fanno sentire il bisogno di ritornare all'accordo perfetto". Tutto ciò non ha nulla a che fare con l'estetica e la bellezza.
In futuro, quali saranno le novità?
Tra i vari progetti a cui Elica sta lavorando, quelli a termine più breve sono tre: la registrazione, tecnicamente impeccabile (questo è molto importante), del penultimo concerto per sola voce di Demetrio Stratos, in cui la padronanza delle tecniche vocali sperimentali e la loro espressione raggiungono la completa maturità ed un livello "lirico" altissimo; un eccezionalmente ben fatto (e godibile) lavoro sperimentale di musica per elaboratore eseguito negli anni '80 da Marco Bertoni e Enrico Serotti (membri del Confusional Quartet) sulle voci di Stratos, Cathy Berberian e Carmelo Bene; le registrazioni, storicamente importantissime, delle improvvisazioni fatte negli anni 1960/61 da due rivoluzionari artisti visivi, Asger Jorn e Jean Dubuffet: una sorta di "musique brut". Forse, il disco "politico" della Elica.
ARTICOLI
Nepless
Egdardo Canton Promenade d'été d'Ulis Nasa di Maurizio Comandini
Vittorio Gelmetti Musiche elettroniche di Luca Pagani
Elica
Luc Ferrari Danses Organiques di Maurizio Comandini
Dedalus Pezzi inediti '75/ '76 + Materiali per tre esecutori e nastro magnetico di Luca Pagani
Confusional Quartet Confusional Quartet di Jacopo Andreini
Marco Bertoni 18/ 8/ 81 di Luca Pagani
André AlMurò Dépli di Jacopo Andreini
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