| Recensione pubblicata il 13 05 2008 |
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La nebbia londinese in quel di Milano
di
Davide Sisto
Paesaggi intrisi di oscuro e nebbioso romanticismo vengono dipinti con sublime eleganza dal debutto discografico dei The Stompcrash, giovane combo italico nato nell’autunno 2002 in quel di Milano. Sebbene la carta d’identità sia tricolore, lo spirito di questo quartetto è, senza dubbio, britannico, figlio del fascinoso gusto darkwave di quella Londra gotica che dal mercatino di Portobello sfocia nelle malie alternative di Camden Town, passando per le zone meno turistiche del Tamigi. "Requiem Rosa", impreziosito dal delicato artwork di Mauro Berchi, propone dodici canzoni dark rock anni ’80, le cui sfumature dandy vanno a braccetto con una cultura musicale sotterranea, alquanto allergica alle recenti derive commerciali del genere; sono, infatti, i Sisters Of Mercy, David Bowie, i primi Ikon e gli attuali All Gone Dead alcuni dei nomi che vengono evocati dalle sensuali note di songs dirette e piacevoli come l’opener "The London Fog", l’ipnotica "99 Cats" e l’anthem "Dorian", forse i brani più rappresentativi del lotto. Le tastiere risultano funebri ed essenziali, le chitarre profondamente visionarie, mentre il vincente intreccio vocale tra lo stile tenebroso e cupo di Christian Celsi e quello dolcemente allucinato di Daniela Palermo enfatizzano il generale mood bohemien scaturito dal songwriting. Pur non inventando sostanzialmente nulla di nuovo, i The Stompcrash si distinguono per la genuina ispirazione e per la capacità di scrivere musica dal feeling oscuro immediato e conturbante, come dimostra, per esempio, "Moscow", il classico pezzo che farà sfracelli nelle serate a tema dark dei club notturni alternativi. "Requiem Rosa": un affascinante salto indietro nel tempo, laddove il vecchio gothic/darkwave, lungi dall’essere un’artificiosa moda, segnava la cultura musicale dei giovani meno avvezzi ad ogni conformismo di sorta.
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