È formato da sette piccoli inserti semi-acustici l’album di debutto dei veneti De Nada. Il trio, composto da Massimo Saccarola (voce, chitarra e armonica), Andrea Bertoldo (batteria, piano e synth) e Francesco Doro (basso e moog) esprime un pop cantautorale di buona qualità, pieno di rimandi a situazioni uggiose, malinconiche e velate di un grigiore sì triste, ma irrimediabilmente fascinoso.
L’armonica di Saccarola emana linee melodiche tenui, che accentuano ancor di più i sussurri e le atmosfere sospese di un disco breve (circa venti minuti), ma intenso. Canzoni che riecono ad attrarre l’attenzione di chi le ascolta, perché cesellate come piccole bomboniere armoniche; con gusto infinito, grazia e capacità strumentali d’ottima levatura. I tre sanno muoversi con sorprendente destrezza, in tono minore e, senza far clamore, riescono a emozionare e coinvolgere.
Colpiscono e lasciano un segno indelebile: la drammatica sequenza di Le luci si alzano; la dedica appena accennata di Angela; il buio tenebroso di Un solitario fra i quadrifogli e la folgorante nuvolosità di Venere in eclissi. L’idea che ne scaturisce è un paesaggio sonoro fatto di larghi spazi e orizzonti appena visibili. Un buon insieme che potrebbe facilmente perdersi tra mille risvolti di inguaribile monotonia, ma che invece riesce a tenersi unito e compatto grazie all’abilità dei tre musicisti, in grado di legare concettualmente le mille sfumature timbriche che compongono l’album.
Nel panorama nostrano è sempre più difficile trovare un’autenticità e una bellezza d’insieme pari a quelle dei De Nada, e quando ci s’imbatte in situazioni simili è cosa giusta rimarcarne le movenze, apprezzarne i sapori e consigliarne il pedinamento.