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| Cover |
Info |
Tracklist |
Link |
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| Artista: |
Giorgio Maggiore
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| Titolo: |
Oasi di Cemento |
| Label: |
(demo) Autoprodotto |
| Anno: |
2005 |
| Nazione: |
ITA |
| Genere: |
new wave |
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| 01. Oasi di cemento
02. Giorni inesorabili
03. Il walzer della routine
04. Non mi credi mai
05. Gettare via una vita cosi
06. Nuovi stimoli
07. Guerrieri invincibili
08. Quel tempo tornerà
09. Anima anonima
10. Nuvola
11. Sentimento che viene e va
12. Virus nel tuo file
13. Il ritorno a casa
14. Cosa rimane |
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| Recensione pubblicata il 29 08 2007 |
| Questa
recensione è stata letta 9 volte |
Un esordio da dimenticare
di
Giulio "J" Cisamolo
Un album è sempre il risultato della somma di aspetti positivi e aspetti negativi. In questo, Oasi di Cemento di Giorgio Maggiore, i secondi non si contano.
Il polistrumentista milanese, infatti, confeziona e autoproduce un album d'esordio che mostra quanta strada abbia ancora da fare prima di poter godere dei frutti del proprio lavoro.
Lo stile del Maggiore può essere ricondotto ad una certa fetta della New Wave londinese, ma solamente a quella più cupa e lugubre, forse ai Cure più depressi che mai. Un cantautorato particolarmente denso, un alt/folk di cattivo gusto che non convince più di tanto.
Oasi di cemento è un album immaturo, forse ponderato troppo poco per convincere una volta masterizzato. Le tracce non si differenziano eccessivamente l'una dall'altra, e gli arrangiamenti lasciano parecchio a desiderare.
Le doti artistiche di Maggiore sembrano soffrire della preoccupazione da parte dell'artista di dimostrare come sia in grado di reggere le redini di un intero album senza l'aiuto di alcun altro musicista, così che le tracce sono sature all'inverosimile e ben poco sentite. Scrittura a grado zero, verrebbe da chiamarla sentendo i risultati: un'esecuzione impeccabile premia una scrittura invalidata però dall'assoluta mancanza di calore ed interpretazione.
Gli arrangiamenti musicali sono in bilico tra l'inesperienza e il blurring ricercato. In molte tracce le parole non si discostano più di tanto dalle linee strumentali che creano un fondo omogeneo e colloso che impantana l'orecchio. In questo non aiuta l'uso sovrabbondante di effetti che sfuma ancora di più i già labili margini tra linee diverse, che diventano ancora più criptiche e prive di qualità organolettiche proprie.
L'uso dei ferri del mestiere è tipico di un polistrumentista: come un attore di quart'ordine passa da un ruolo all'altro senza apportare sostanziali cambiamenti alla sua interpretazione, così l'artista passa di strumento in strumento senza adattarsi né sfruttare le qualità tipiche di ogni suono, mentre la voce, appiattita su di una monotona nota identica dalla prima all'ultima apparizione, spesso non raggiunge le vette che si propone.
Un album che non convince, nonostante lasci spazio per ampi margini di miglioramento dell'artista. Presa nota degli errori, non sembra ci sia alcun vincolo apparente alla risoluzione, che potrebbe permettere a Maggiore di innalzare il livello qualitativo tanto della scrittura quanto dell'esecuzione. |
| Voti: |
| Il voto del redattore |
Il voto dei lettori |
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| (voto: 1/5) |
| Diversi errori da parte del cantautore lasciano cadere nel nulla un album che avrebbe potuto significare qualcosa |
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| (voto medio: 4.7/5) |
| Questo disco è stato votato da 2 lettori |
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| Interattività: |
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| Commenti: |
I lettori hanno scritto 6 commenti

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joyhaus [Indirizzo IP: 87.0.40.94] nel giorno Dom 02 Settembre 2007 [17:36] ha scritto: |
| Premetto che sono classe 1950 e ho vissuto in pieno il periodo new wave
inglese tra il 1978 ed il 1983 diventando un fan dei Joy Division, dei
Bauhaus, dei Sound (troppo spesso dimenticati da tutti) e di tutti i
gruppi gravitanti attorno alla 4AD Records, ad esempio i Cocteau Twins,
i Breathless, i Dead Can Dance, il progetto This Mortal Coil, ma qui
siamo già nel 1985. Mi è capitato di trovare in un importante negozio
di Milano in corso Magenta, circa un anno e mezzo fa un album con una
copertina piuttosto insolita ed accattivante di un artista
assolutamente sconosciuto di nome Giorgio Maggiore. Oasi di cemento, mi
hanno detto in negozio, è un disco con musica con influenza inglese
anni ottanta cantato in italiano ed autoprodotto. Ebbene l'ho ascoltato
tantissime volte perchè l'ho trovato molto valido sia per la musica
che per le bellissime liriche. Probabilmente se il primo pezzo Oasi di
cemento l'avessero eseguito i Subsonica sarebbe diventato un successo
nazionale. Il secondo pezzo Giorni Inesorabili ha una chitarra che mi
ricorda i Cure di 17 seconds. Il sesto pezzo Nuovi Stimoli è Joy
division puro. Ma la parte del disco che mi ha appasionato di più è
quella che va dalla 8 alla 14. Quel Tempo Tornerà è una ballata
acustica da pelle d'oca, Anima Anonima ricorda i migliori Dead Can
Dance, Nuvola sembra un brano tratto da Heroes di Bowie, Virus nel tuo
File è un altro di quei pezzi come oasi di Cemento, se l'avessero fatta
i Subsonica o i Marlene Kuntz avrebbero tutti applaudito. Chiudo infine
con i due pezzi finali
strumentali, molto diversi dal resto del disco. Il Ritorno a Casa è un
buon pezzo di pianoforte, ma Cosa Rimane? che è l'ultimo pezzo del
disco ha un incredibile crescendo e davvero Maggiore qui è un signor
musicista.
Altrochè piattume o pezzi tutti uguali! E' un disco difficile che non
può piacere a tutti ma molto profondo ed affatto superficiale. E' forse
la qualità della registrazione che penalizza molto la voce che apprezzo
per il suo cinismo e freddezza. Il Battiato di Gommalacca è molto
peggio.
Dunque è un disco che per uno come me è da non perdere. Pertanto trovo
la recensione della redazione totalmente fuori luogo.
VOTO : 4,5/5 |
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Giulio Cisamolo [Indirizzo IP: 82.52.9.51] nel giorno Dom 02 Settembre 2007 [17:55] ha scritto: |
| I giudizi che ho espresso nella recensione rappresentano solamente il mio punto di vista ed i miei sentimenti verso il disco; purtroppo non trovo così immediato il collegamento [continua] |
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Giulio Cisamolo [Indirizzo IP: 82.52.9.51] nel giorno Dom 02 Settembre 2007 [18:21] ha scritto: |
| che fai tra Maggiore e la New Wave londinese, cosa che m porta a percepire il disco come un omaggio sincero alla cultura degli eighties londinesi carente purtroppo dal punto di vista tecnico ed emotio |
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bluesgranata [Indirizzo IP: 151.57.31.243] nel giorno Lun 03 Settembre 2007 [10:24] ha scritto: |
| concordo con il lettore, ho trovato per caso il disco a Torino , mi ha stregato per i suoi germogli di idee del passato uniti a liriche attuali, l'incisione è da affinare ma è un esordio coi fiocchi! |
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quiberon [Indirizzo IP: 151.57.107.127] nel giorno Mar 01 Gennaio 2008 [22:35] ha scritto: |
| Ho preso il CD da Buzzi di Busto A. un anno fa. Ottimo disco per liriche alla Lindo Ferretti musicate alla Joy Division. Splendide "Il ritorno a casa" e "Cosa Rimane". Recensione Musicboom vergognosa. |
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