| Articolo pubblicato il 20 02 2008 |
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#52: Heike Has the Giggles, Loft, Queimada, Giancarlo Spadaccini, Medicina Crow
di
Francesca Cavallo, Andrea Erra, Roberto Paviglianiti
Heike Has The Giggles: How to giggle
  Che cos’è l’heavy pop? Ce lo spiegano gli Heike has the Giggles, giovanissimo trio di Solarolo (Ra) composto da Emanuela Drei (voce e chitarra), Matteo Grandi (basso e cori) e Guido Casadio (batteria). Attivi dal settembre 2006, il terzetto ha recentemente dato alla luce la seconda demo, How to Giggle, registrata tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre presso il FantHome Studio di Forlì. Quattro tracce che mettono in luce una band dalla personalità ben definita, il cui punto di forza è forse proprio quello di non assomigliare a nessuno in particolare. Heavy pop sembra davvero la definizione più adatta per descrivere il tipo di sound proposto dai tre ventenni del ravennate: un concentrato di power pop, punk-funk e post-punk. Ad eccezion fatta per la funkeggiante WhyDoYouGoAway?, i brani esulano dalla consueta forma canzone di “3 minuti-solo 3 minuti” e lo schema classico strofa-ritornello-strofa-ritornello lascia spazio a variazioni come nel caso del doppio bridge di Two sisters, un brano che rimane facilmente impresso nella testa, pur essendo privo di ritornello. In più di un’occasione la sezione ritmica strizza l’occhio ai ritmi punk-funk e la voce non tende mai a sovrastare gli strumenti. È soltanto in June 16 che le doti vocali di Emanuela Drei vengono fuori con prepotenza, con un falsetto che si fa via via più sofferente. La traccia conclusiva Someday we’ll smile presenta un brusco cambio di ritmo a metà, spezzando di fatto il brano in due parti, quasi due canzoni diverse. How to Giggle è soltanto l’antipasto di quello che si preannuncia come un pranzo molto succulento. Buon appetito! [F.C]
Myspace: www.myspace.com/heikehasthegiggles Contatti: heikehasthegiggles@gmail.com
Loft: Un'altra strada

“Pensate di essere immersi nell'acqua pura, con il tempo per sognare i tratti di un disegno, con lo spazio per immaginare i colori di una foto, partendo dalla stessa strada per arrivare a percorrere all'improvviso un'altra strada, svegliati ogni tanto da ricordi più accesi e provate ad ascoltare”. Nuova è anche la strada che ha portato i Loft a questo debutto autoprodotto, dopo l'importante esperienza dei Sestaluna (visti anche al MEI nel 2001). Le coordinate sono quelle dei più noti Diabolico Coupé: dalle parti di un pop elettronico primi '90 che può avere nei primi Morcheeba i numi tutelari. La voce di Sabrina Ragazzo – suoi anche i testi – ci guidano dentro a storie, spesso morbidamente declinate al femminile. Il “gruppo senza batteria” (Massimo Toffano alle chitarre, Alberto Montersarchio alle tastiere, Andrea Ragazzo al basso) ha trovato in Manuel Nasonio un turnista ideale per le registrazioni: mai invadente, preciso e rispettoso. I brani sono ben 10, alcuni già firmati come Sestaluna, testimonianza di una attività concreta e vasta, seppure homemade. Ciò non toglie che Acqua scorra piacevolmente, con quel basso rotondo quasi dub; che 1962 - cinefilo immaginario derivato dalla canzone d'autore di quel decennio – possa emozionare anche i cuori più duri. Con qualche incertezza, però siamo sicuri che Un'altra strada potrebbe trovare moltissimi estimatori, gli stessi che hanno fatto la fortuna di tanto pop moderatamente intelligente degli ultimi anni. Quel che manca ai Loft, probabilmente, è un pezzo da urlo, che possa trascinare tutto il resto della loro produzione. [N.P.]
Queimada: The Moocher

I Queimada sono pugliesi, hanno alle spalle una buona attività live e il loro esordio discografico è stato preceduto da un passaparola che li ha già fatti salire di qualche gradino sulla scala della notorietà (con conseguente corsa al download di alcuni brani). La band propone un pop-rock buono per le classifiche, che cerca ispirazione nelle sonorità indie, ma le usa solo come elementi di colore senza mai integrarli a fondo nel sound e nelle strutture dei brani. Così, nonostante gli accenti psichedelici della tastiera di In my little world o il ritmo velocizzato di Madness/sadness, l’impatto rock di It’s no good o il simil electro-dance del ritornello di Sublingual drops, le undici tracce scivolano via senza lasciare il segno. Non bastano una buona produzione, la voce della cantante e la capacità di scrivere melodie pregevoli a fare di The Moocher un lavoro interessante. Magari li vedremo in heavy-rotation su MTV, ma fino ad allora se ne può fare a meno. [A.E.]
Sito Ufficiale: www.queimada.it Contatti: glider01@libero.it
Giancarlo Spadaccini: Rime & Dolori
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Parlano di tradizione, situazione sociale, voglia di libertà e delle difficoltà del vivere quotidiano i dodici brani proposti da Giancarlo Spadaccini nel suo incantevole Rime & Dolori. Autore conosciuto anche all’estero (ha vinto con La nostra storia il Festival della Canzone Italiana d'Autore di Monaco di Baviera 2007), Spadaccini trova nella classica forma canzone il miglior modo d’esprimere i propri pensieri, ed è supportato da un ottimo compagno di ventura: il musicista Peppino Forte. Una voce narrante, d’ispirazione gucciniana, che si poggia su un ricco assemblaggio armonico, curato nel dettaglio e che rilascia un suono compatto e caratteristico di un’Italia che va man mano sparendo. E’ la fisarmonica di Pino Borromeo ad essere l’elemento maggiormente caratterizzante di buona parte dell’album, un suono che rimanda alla memoria luoghi e storie di vita genuina, lontana dalle alterazioni metropolitane. I pensieri di Spadaccini sono enfatizzati dagli archi, anch’essi arrangiati dall’ottimo Borromeo, dal violino solista di Luca Ciarla e da tutta una serie di tasselli che s’incastrano magnificamente su un mosaico sonoro che spazia dal classico (Tre Luci) al pop (Preghiera). Una tessitura musicale che sa essere fastosa (Alemao) ma anche esile e penetrante (Per voi). La band possiede le capacità necessarie per plasmare la materia sonora a proprio piacimento, senza bisogno di grosse alterazioni, muovendosi sullo spartito con destrezza e sicurezza d’ottimo livello. Un buon esempio di come si possa fare ancora musica di qualità senza per forza guardare all’estero o a modelli troppo standardizzati. [R.P.]
Sito Ufficiale: http://www.giancarlospadaccini.com Contatti: info@millemani.com
Medicina Crow: Il Mondo Va
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I bergamaschi Medicina Crow si sono messi in evidenza nell’ambito locale con una serie impressionante di live coinvolgenti e sono tornati lo scorso anno con il loro secondo disco in studio. Il Mondo va traduce in un pop condito da chitarre distorte dal sapore rockeggiante la filosofia giovane e spensierata del gruppo, composto dalla classica formazione voce-chitarra-basso-batteria. Quest’album conosce gli inevitabili alti e bassi degli esordi e, invece di prendere un’auspicabile piega di rock graffiante, si perde in un andamento melenso (Fiore nudo) dal sapore fastidiosamente dozzinale. I testi, cantati tutti in italiano, evidenziano una certa mancanza di sviluppo melodico, cosicché dopo pochi brani affiora la monotonia dovuta a una direzione formale intrapresa senza la necessaria fantasia. Peccato, perché i ragazzi hanno le capacità per riuscire ad incanalare le loro energie nella giusta via, come nella profonda espressività di Ho guardato addormentarsi il sole o anche quando provano soluzioni diverse e accattivanti come l’introduzione elettronica di Goccia di luna. Nel complesso però i quattordici brani non riescono a lasciare un segno tangibile, ma solo la vaga sensazione d’occasione sprecata. [R.P.]
Sito Ufficiale: http://www.medicinacrow.it Contatti: info@medicinacrow.it
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