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Artista: Giuliano Dottori
Genere: cantautoriale
Intro: Durante il suo ultimo tour, Giuliano Dottori è passato anche nei dintorni di casa mia. Andarlo a vedere suonare era d'obbligo. Dalle discussioni post-concerto è nata questa breve intervista.
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intervista
Articolo pubblicato il 04 04 2010
Questo articolo è stato letto 784 volte

Canzoni delicate che conquistano il cuore
di
Francesco "Generation (L)oser" Cerisola

Per prima cosa mi sembra giusto chiederti come sta andando e, soprattutto, come è andato (visto che dalle informazioni di myspace sembra quasi giunto al termine) il tour di Temporali e Rivoluzioni.
Per la precisione si sta chiudendo la prima tranche di tour, quella più densa di appuntamenti. Ora mi aspetta una fase più soft, con qualche concerto che andrà ad intrecciarsi con la mia attività come chitarrista degli Amor Fou, il cui nuovo album è in uscita a maggio. Però i “Temporali” non finiscono! Vorrei riprendere dopo l’estate creando dei mini tour in assetto sempre diverso… è un’idea a cui stiamo lavorando, vedremo. Comunque, per rispondere alla tua domanda, il tour è andato bene, ho avuto buoni riscontri e, in generale, ho percepito una buona attenzione al progetto. 

Volevo, inoltre, chiederti un parere/giudizio per quanto riguarda il mondo degli spettacoli live. Ci sono prospettive positive o invece la “crisi” si fa sentire anche in questo ambito? Come si sta evolvendo (se si sta evolvendo) il pubblico italiano? Credi che ci sia un rinnovato interesse verso il “nuovo” oppure la mentalità italiana resta ancora piuttosto chiusa e retrograda?
La mentalità è sempre quella. Il successo di certi progetti viene deciso un po’ a tavolino dai pochi “opinion leader” del settore e spesso gli artisti nuovi che fanno numeri, funzionano sulla base dell’hype del momento. Il mio circuito è al momento quello dei piccoli club, dei circoli arci, delle associazioni. In qualche modo mi rivolgo a un pubblico molto piccolo, però molto attento. Il problema sta proprio nel far uscire di casa un’altra tipologia di pubblico.

Focalizzandosi maggiormente sul tuo ultimo disco, volevo chiederti di parlarcene un po', quali sono le idee che stanno dietro a questo lavoro, quali i riferimenti e quali le differenze principali che lo differenziano dal precedente Lucida, come è stata l'esperienza alle Officine Meccaniche?
Sono state due esperienze opposte: da una parte uno studio casalingo, un lavoro di tre anni e molte canzoni da scegliere, arrangiare, rimescolare; dall’altra lo studio più famoso d’Italia, un produttore a prendere decisioni, venti giorni di lavoro e una cronica mancanza di tempo.

Non so se lo sai, ma io ti ho fatto la recensione al disco qui per musicboom, quindi, escluso che in quell'occasione forse io mi sono un po' accanito (lo ammetto), volevo chiederti come rispondi alla mia critica principale: secondo me, il disco di per sé è bello, ben curato e con scelte stilistiche di qualità, però pecca un po' dal punto di vista della comunicabilità, cioè, secondo me rimane molto chiuso su se stesso e fatica un po' nel farsi ascoltare.
Ho letto la tua recensione, ovviamente. Francamente se accettto e, anzi, quasi mi fa sorridere il fatto che ti abbia fatto addormentare, faccio fatica a mandar giù il titolo. Trovo che sia estremamente superficiale, proprio perché nel mio disco di contenuto ce n’è tanto e nelle canzoni, in ogni canzone, dico qualcosa. Alcune sono più criptiche, è vero, ma molte sono dirette, sono un pugno in faccia. La differenza rispetto ad altri progetti è che magari io non urlo, non strepito, non uso frasi ad effetto, non mi piace stupire con giochi di parole, non mi piace far sorridere con libere associazioni. Non è quello il mio scopo. Il mio scopo è scrivere delle canzoni che possano restare al di là dell’hype, al di là delle mode. Per questo ti dico, a costo di risultare spocchioso, che il mio disco tra dieci anni avrà ancora qualcosa da dirti, magari da punti di vista differenti. È un disco in cui devi entrare pian piano, poco per volta, difficilmente ti cattura al primo ascolto. Ma è così perché questo è il mio background. Ho sempre diffidato, da ascoltatore, delle cose folgoranti. Spesso le folgorazioni sono abbagli.

Parlando invece un attimo degli Amor Fou, come procede la realizzazione del nuovo album? Com'è stato il passaggio da Tempesta Dischi a Emi Music? Cosa ci riserba questo nuovo lavoro?
Il passaggio è stato pensato e sofferto. Tempesta era una collocazione che ci piaceva molto e, per lo meno sulla carta, ci dava diverse certezze. La proposta da parte di Emi è arrivata dall’oggi al domani. Ci ha messo in crisi. Ma nel giro di qualche settimana abbiamo capito che era un’occasione da prendere. Anche perché di fatto hanno firmato un disco chiuso e finito, dimostrando sin da subito un rispetto assoluto per il nostro album e per il nostro modo di essere una band, il nostro modo di lavorare. Il disco uscirà il 4 maggio. Noi ne siamo molto orgogliosi!

Infine, volgendo lo sguardo al futuro, cosa ha in serbo esso per Giuliano Dottori, o ancora meglio, cosa ha in serbo il “Giuliano Dottori solista” per il futuro?
Stiamo valutando con i miei discografici una nuova uscita, un Ep forse, o forse qualcosa di più, per rilanciare (come ti accennavo all’inizio) una nuova tranche di tour nei primi mesi dell’anno prossimo. Ma è ancora presto. Per ora sono sicuro di voler approfondire il percorso che sto facendo coi miei musicisti. Mi piacerebbe cominciare a registrare del materiale nuovo con un approccio più da band, rispetto al passato. Ho qualche spunto, qualche canzone, ma non ho fret

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