| Articolo pubblicato il 15 11 2009 |
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Basso profilo, altezze emozionali
di
Stefano Bartolotta
Quando, dopo 40 incantevoli minuti, Scott Matthew annuncia la sua ultima canzone, ed i presenti ovviamente disapprovano perché ne vogliono molte di più, lui osserva che è meglio che smetta ora perché quando suona da solo e non con la band, per il pubblico il risultato è noioso. Scott è un uomo talmente puro d’animo che è evidente a tutti come queste affermazioni non le faccia per atteggiarsi a falso modesto, ma perché ne è davvero convinto. Peccato che non si renda conto che, anche con un profilo sonoro più basso del normale, la gente cade immancabilmente ai suoi piedi e non ne ha mai abbastanza della sua musica.
L’Amigdala Theatre ha visto una delle poche date nelle quali il cantautore australiano ormai newyorkese d’adozione non ha portato con sé la sua fidatissima band, ma ha proposto il proprio repertorio esclusivamente tramite la sua voce, coadiuvata talvolta da una seconda voce femminile, ed il suo amato ukulele, sostituito in rari casi dalla chitarra acustica. Non è servito nient’altro a Scott per ribadire in modo più che convincente la vibrante forza del proprio songwriting e della propria intensità emotiva. Nonostante l’accompagnamento strumentale tenda ad essere molto simile tra un brano e l’altro, Matthew è dotato di una tale sensibilità nell’eseguire quei pochi e semplici accordi e di una tale qualità vocale che il caleidoscopio delle sensazioni che caratterizza la sua opera è emerso comunque in questa serata che ha lasciati unanimemente soddisfatti tutti i presenti. La maggiori complessità strumentale del secondo disco poteva portare ad aspettarsi un maggior ricorso al debutto, più lineare negli arrangiamenti e quindi più assimilabile ad una veste live così minimalista; invece, come lo scorso maggio a Milano, la maggioranza dei brani suonati proviene proprio dal secondo lavoro. Fuori dai due dischi abbiamo trovato le piacevoli sorprese di due brani nuovi di zecca e di Silent Nights, il bellissimo singolo di Natale dell’anno scorso; non è stata una sorpresa, invece l’esecuzione di due cover, visto che sappiamo quanto Scott adori interpretare canzoni di altri sul palco: al solito, si è trattato di scelte eccellenti, ovvero No Surprises dei Radiohead e Heaven Knows I’m Miserable Now degli Smiths. La palma del brano più riuscito va comunque a White Horse, che mantiene tutta la sua capacità di dilaniare letteralmente l’ascoltatore anche in una versione così diversa da quella in studio: lì c’è il piano, qui l’ukulele, ma potendo sfruttare un brano così, lo strumento con cui viene suonato è un mero ed insignificante dettaglio ai fini del risultato finale. Comunque all’annunciata ultima canzone di cui all’inizio del report ne sono seguite altre due; quella realmente conclusiva è stata la seconda delle due nuove, intitolata Tonight I Belong To You: lo stesso pensiero che tutti i presenti hanno rivolto, ancora una volta, a Scott Matthew. Merita una citazione anche l’opening act, ovvero l’interessante progetto bresciano Claudia Is On The Sofa, già apprezzato lo scorso luglio al Rock Island a Bottanuco ed alfiere di un folk cantautorale femminile dal suono molto pieno, sia nel cantato che nella parte strumentale, che richiama nitidamente il repertorio di Cat Power. Nonostante l’evidenza del riferimento principale ed una varietà compositiva ancora poco significativa, Claudia e la sua band convincono grazie al calore del suono e ad un buon dinamismo negli arrangiamenti, con il bassista che talvolta si sposta allo xilofono ed il chitarrista che utilizza principalmente la chitarra slide ma non manca di sostituirla con quella tradizionale. In attesa del primo full lenght, che verosimilmente uscirà nel 2010, il secondo live interessante su due a cui abbiamo assistito ci porta ad aspettarci buone cose da questo gruppo. |